Vite di donne non illustri e neppure esistite, per quanto/3

Ellora Calvelli aveva 35 anni, una gran massa di capelli rossi che nessuno aveva mai visto tranne lei
e lavorava in biblioteca.
La biblioteca del paese era minuscola ma ben fornita, grazie soprattutto all’impegno di Ellora.
Sola, senz’altri parenti che un fratello carissimo dotato di moglie, figlia, appartamento e occupazione in città, Ellora doveva preoccuparsi più che altro di se stessa e della casetta ereditata dai genitori.
Entrambe richiedevano poca manutenzione, la seconda più della prima tuttavia.
Nella biblioteca, la sezione dedicata alla narrativa era la più ricca e la più curata.
Perchè Ellora amava le vite degli altri.
Attraverso le pagine scritte aveva attraversato frontiere, salvato donne in pericolo, svelato segreti, raccolto confessioni. Aveva viaggiato su transatlantici destinati al naufragio, era salita su treni in partenza per il domani, aveva imparato a cavalcare nelle praterie selvagge. Ma sopra ogni altro evento, aveva amato. Tantissimo.
Aveva baciato labbra frementi. Aveva accarezzato mani passionali.
Aveva sospirato, riso, gridato, pianto.
Aveva persino partorito.
Mentre aspettava di ricevere e distribuire i libri, seduta composta alla reception della biblioteca, Ellora leggeva. Velocissima, abbracciava le pagine con i suoi occhi voraci, ogni giorno vivendo la vita che si era scelta dagli scaffali. Fino a sera.
Un giro di controllo, chiudere il portoncino, verso casa per la strada più lunga, quella che costeggia il bosco e passa proprio vicina all’abitazione del ragionier Zanfossi. Il ragionier Casimiro Zanfossi, maresciallo contabile dell’esercito in congedo permanente, aveva con Elvira un patto scellerato.
Tutti i libri che leggeva la vedova Martelli, anche Casimiro doveva leggerli. Per poter condividere con la vedova un’opinione, un parere, un’idea. Perchè il piano per la conquista della vedova Martelli prevedeva per il ragioniere un solo esito: la resa di lei senza condizioni. Di solito, il ragionier Zanfossi passava dalla biblioteca un paio di volte alla settimana, per prendere in prestito i libri o ritirare i riassunti – completi di passi salienti – preparati da Ellora. Ma era caduto dal castagno di fronte alla casa della vedova Martelli mentre cercava di convincerne il gatto a tornare a terra: uno scatto di Agenore (il gatto) e il ragionier Zanfossi aveva perso la dignità e l’uso – temporaneo – della caviglia sinistra.
Ellora suonò il campanello di casa Zanfossi e si dispose serenamente in attesa: del passo incerto e zoppicante del ragioniere. La porta invece si aprì di colpo e Ellora perse la parola.
Perchè di fronte a lei stava l’uomo più bello che lei avesse mai visto in carne e ossa. Più carne, così, a occhio.
Un poster a grandezza naturale di fascino virile. “Desidera?” disse l’apparizione.
“Ellora, è lei?” gridò il ragionier Zanfossi dall’interno della casa.
Sì, disse rauca Ellora sorridendo esitante al fusto.
“Falla entrare, Massimiliano” urlò il ragioniere.
Massimiliano, scoprì subito Ellora, era il figlio del ragionier Zanfossi. Tutto sua madre, di certo: si ritrovò a pensare Ellora. Come attribuire alla calva gentilezza del magrissimo Casimiro quella genesi di maschia potenza? Il ragioniere li presentò tutto sorridente, ritirando felice i libri dalle mani di Ellora e spiegandole garrulo che il figlio, anche lui, era in congedo permanente e si era appena trasferito in paese. “Vivrà qui con me, Ellora, pensi! E fa un mestiere bellissimo, sa? Il giardiniere!” La mente perversa di Ellora fu attraversata da un desiderio di potature e sfalci a cui Massimiliano diede subito voce: “Tu hai un giardino?” Ellora non rispose “sì e assetato”, disse invece: “Sì, molto trascurato, in effetti.”
“Ti accompagno così dò subito un’occhiata” rispose lui pratico e concreto afferrando la giacca.
Il silenzio e il passo condiviso. L’odore dell’autunno e il suono dei respiri.
La casetta di Ellora, dietro una curva. Il giardino: erbacce foglie secche alberi ignorati.
“C’è moltissimo da fare” disse Massimiliano mentre toglieva ad una ad una le forcine dai capelli strettamente raccolti di Ellora.
Sì, rispose rauca lei.
“Ma io non mi lascio sconfiggere” sussurrò lui mentre le liberava intento i capelli usando entrambe le mani.
Lo immaginavo, gli disse Ellora scuotendo le chiome rosse nella luce del tramonto d’ottobre.
“Comincio subito, se sei d’accordo” chiese lui gentile mentre le prendeva le mani nelle proprie.
Non aspettare un altro minuto,
dichiarò Ellora liberando una mano per chiudersi alle spalle la porta di casa.

Il ragionier Zanfossi li aveva spiati mentre camminavano vicini, la bibliotecaria e il giardiniere.

“Non saprò salvare i gatti” aveva detto orgoglioso alla propria immagine riflessa nello specchio dell’ingresso “ma per le damigelle in pericolo sono sempre il migliore!”

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