Funny Friday/11

Did you know this about leather dresses?

Do you know when a woman wears a leather dress,
a man’s heart beats quicker, his throat gets dry, he gets weak in the knees and he begins to think irrationally?

Ever wonder why?

It’s because… she smells like new truck.

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Vite di non illustri realmente esistiti, nonostante/ Uno Qualunque

Vado a dormire che piove fortissimo. Sono molto stanco. Non ho neanche controllato il trattore, forse non nevicherà fino a domani se mi va bene.
Mi sveglia il suono del cellulare, guardo l’ora, sono le cinque di mattina: non mi dev’essere andata bene, dopo tutto. Nevica forte, devi uscire subito, mi dicono. Faccio per accendere la luce ma non c’è corrente. Andiamo proprio bene. Mi vesto più in fretta che posso e mi faccio il caffè con la vecchia moka: il caffè è il mio vizio. Esco di casa, c’è già tanta neve per terra e nevica fittamente: se continua così sarà dura. Del resto: inverno, febbraio, Appennini. C’era da aspettarselo. Questa neve però è davvero pesante, si attacca agli stivali, ha ricoperto i cavi della luce e quelli del telefono: non vorrei essere nei panni di quelli che stanno cercando di trovare e riparare i danni alle linee elettriche. Mi viene un dubbio, rientro in casa e provo il telefono fisso: muto. Niente corrente e niente telefono. Meno male che l’acqua arriva ancora. Esco di nuovo, preparo il mezzo, salgo, accendo. La mia zona è sempre la stessa: le frazioni poco fuori dal paese, quelle verso la città. La conosco come le mie tasche: strade strette, case isolate, salite, discese. Ci sarà da far più attenzione del solito, con questa neve cattiva. Mi infilo l’auricolare del cellulare. Parto. Mi piace, di solito, questo lavoro: soldini in più per spostare la neve e liberare le strade. Mi sento un eroe. Mi piace creare varchi e piazzole dove la gente si possa fermare a montare le catene. Cerco di non chiudere gli ingressi delle case abitate anche se a volte è inevitabile. E questa volta è più difficile, ho solo i fanali del trattore; non ci sono i lampioni né le luci delle case a rischiarare, il buio è uno sconosciuto nero e indecifrabile.
Il ramo mi si para davanti all’improvviso, anche se un po’ me lo aspetto mi sorprende ugualmente, fermo il mezzo, scendo portando con me il motore, la sega insomma, lo taglio con facilità. Risalgo e sposto i due tronconi con la pala, riprendo a sgomberare la strada. Dopo un tratto, un altro ramo, questa volta più grosso. Ripeto la manfrina: mi fermo, scendo, taglio, sposto. Non sto neanche a rimettermi l’auricolare, se mi telefonano mi fermerò per rispondere. Nevica sempre più forte, i tergicristalli lavorano forsennatamente. Non so quante volte sono già sceso dal trattore per liberarmi la via dai rami e dai tronchi. Il riscaldamento non ce la fa ad asciugarmi, e ci sto mettendo molto più tempo del solito, per togliere la neve dalle strade della mia zona. Sto lavorando da ore e sono stanco.
Il tronco immenso mi sbarra la strada. Lo riconosco, è la quercia in cima alla salita del Calanco. Sul momento mi dispiace per l’albero poi capisco che non ce la farò mai, da solo, a togliere di mezzo quella montagna di legno. Prendo il cellulare, voglio avvertire il capo, il coordinatore di noi spazzaneve, mi squilla in mano: è proprio lui che mi sta chiamando. Capisco che la situazione dev’essere davvero brutta dal tono, di solito è così calmo, rassicurante. Mi descrive lo stesso incubo che sto vivendo: la neve è pesante e “collosa”, continua a scendere abbondante, ha causato danni gravissimi. Mezzo paese è senz’acqua, manca la corrente dappertutto, il telefono fisso è muto quasi ovunque, tante frazioni sono completamente isolate. Gli racconto della quercia, gli spiego che non posso proseguire. “Non tornare indietro, ancora, manderò qualcuno ad aiutarti appena possibile. Da quelle parti c’è la Casa Rosa, sai, quella vecchia casa sempre vuota: so che adesso
ci vive della gente, fermati da loro, asciugati, ti chiamo appena posso”.
Manovro il trattore per spostarlo il più possibile dal centro della carreggiata, scendo e mi accorgo che mi sono fermato poco distante dalla casa che mi ha descritto il capo. E’ enorme e buia,
il giardino è nascosto dalla neve. Apro il cancellino che dà sulla strada, non è neanche chiuso a chiave. Con la pala che mi sono portato dietro sgombero il passaggio fino alla porta d’ingresso,
non c’è un portico, una tettoia, niente.
Vedo una luce tremolante ad una finestra al piano terra, devono aver acceso delle candele.
Busso e sento dei passi all’interno.
Mentre aspetto penso a quant’è strana tutta questa storia, io che dovrei liberare i paesani in attesa dello spazzaneve mi ritrovo invece impotente in mezzo alla neve.
I passi si avvicinano. Mi preparo a spiegare, penso alla vecchietta curva che viveva qui fino a un paio d’anni fa e di colpo mi viene in mente mia nonna. Sorrido.
Se fossimo in uno dei romanzi che legge sempre di nascosto da mia mamma, adesso ad aprirmi la porta verrebbe una bella ragazza, che mi offrirebbe magari…del caffè. Il mio vizio.

La porta si apre e lei mi dice buonasera.

Funny Friday/10

A man and a woman who had never met before, but who were both married to other people, found themselves assigned to the same sleeping room on a trans-continental train.

Though initially embarrassed and uneasy over sharing a room, they were both very tired and fell asleep quickly, he in the upper berth and she in the lower.

At 1:00 AM, the man leaned down and gently woke the woman saying, “Ma’am, I’m sorry to bother you, but would you be willing to reach into the closet to get me a second blanket? I’m awfully cold.”

“I have a better idea,” she replied. “Just for tonight, let’s pretend that we’re married.”

“Wow! That’s a great idea!” he exclaimed, thinking maybe she’d crawl in the bunk and warm him up.

“Good,” she said. “Get your own fucking blanket.”

After a moment of silence, he farted, rolled over and started to snore.

Tall Tale Tuesday/2

Aitanti minatori di altezza variabile dai novanta centimetri al metro e dieci aprono nel folto della foresta un bed&breakfast: le mele per le torte della colazione verranno fornite dalla famosa azienda agricola Grimilde – premiata società per cattive azioni.

Nonostante l’ottima cucina, le maniere impeccabili e gli strass di un certo valore che decorano i copriletti, sarà una svagata fanciulla dalla pelle bianchissima a dare loro fama imperitura…

trasformandoli nei sette nani.