Uomini di parola

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Hanno nomi di battesimo che di rado si sentono. Cole, ad esempio. 
O Cade. 
 Cale, forse?
Ti guardano con occhi “blu come l’oceano”, o “verdi come le foglie bagnate a primavera”,
oppure “azzurri come il cielo di maggio”.
O “neri e profondi come i tuoi desideri”. 
E scrutano, con questi loro sguardi penetranti, fin dentro il tuo cuore.
Scuotono al vento d’autunno le “folte chiome bionde”.
Asciugano al sole dell’estate i “lucenti capelli neri”.
Afferrano con le loro mani grandi le tue piccole e bianche.
Ti stringono tra le “forti braccia dai muscoli guizzanti”
ai propri ampi toraci  completamente glabri.
Sono “solidamente piantati su cosce robuste” in grado di sostenere tutto il tuo peso all’occorrenza. Sanno guardare dentro la tua anima.
Sanno cosa vuoi.
Da loro, da te stessa.
Si occuperanno di te alla perfezione, e da qui all’eternità.
Sono gli uomini dei romanzi rosa, creati da donne per altre donne, 
e che non esistono…solo perchè sono donne.
Ma scrivere è mestiere e serve, anche, solo, per vivere.
Perdonateci questi uomini di carta.

Sorpresa di Pasqua

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Una torma di vecchiette schiamazzanti che, fuori dalla tua porta di casa, sta per ridurre in talee la tua meravigliosa bouganvillea fiorita.
Fiorita ma di seta.
Trattasi di bouganvillea artificiale.
Anziana Comandante Generale: “Ma che bei fiori! Ma come ha fatto, con questo freddo…! Ma possiamo tagliare un rametto, due, tutti??”
Io: “Signora, è finta.”
Anziana Tenente Colonnello: “Come, finta?!”
Io: “Finta. Se me la taglia, è anche finita.”

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto /2

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Nelle fredde mattine di marzo, quando esci all’alba per andar dall’ortolano
e arrivarci prima che un’orda di vecchietti assatanati ti freghi le zucchine migliori, l’aria frizzante e la bruma ti fanno rabbrividire: e su quei brividi, il pensiero ti corre a San Tremebondo dei Migliori, quasi martire.
Pio vissuto in un secolo lontano e dimenticato, un’epoca di soprusi nella quale pochi avidi signori spadroneggiavano su di una popolazione inerme costretta a privarsi del necessario per pagare tasse inique e assurde, egli non aveva che il coraggio di essere se stesso.
Catturato per essere sottoposto a tortura, per la paura di quanto l’attendeva tremava con tale intensità da non consentire ai suoi aguzzini
neppure di legarlo alla tavola dei supplizi.
I malcapitati carcerieri persero così tanto tempo perseverando nei vani tentativi di legare Tremebondo,
che per lo sconforto decisero di convertirsi: col suo solo tremore, Tremebondo conquistò alla fede (ma quale? Boh) tre nerboruti farabutti.

Per commemorare degnamente quel sant’uomo, il 29 marzo si perde tantissimo tempo.
Anche non volendo.

Marzo. Ancora per qualche giorno

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Faccio ancora in tempo a scrivere un post, nel mese giusto e senza barare sulla data di pubblicazione.
Assaggiare un libro scaricandone l’estratto sul pad.
48 pagine su 314, non male.
Peccato che 4 siano bianche e 4 siano dedicate al titolo, al nome dell’autore, a quello della casa editrice, alla sinossi dell’argomento trattato.
Altre 8 siano riservate a quello che l’autore ha già pubblicato, corredate di copertine a colori e sunto.
Quattro pagine, dedichiamole pure ai progetti futuri dell’autore.
E fanno 20 che se ne vanno. Venti!
Ne restano 28: di vera lettura? Ma no, ingordaccia!
Ogni inizio di capitolo, ha la sua brava paginetta: “Capitolo Uno”.
In ventotto pagine, tre capitoli: sottraiamo.
25 pagine. Ma delle ultime cinque, tre sono bianche e due sono riservate al copyright.
Venti pagine soltanto, allora, di vera lettura.
Se trovo un refuso…

Vita con i Thena, breve riassunto

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I Thena assorbono un sacco.
Dopo un po’, ti ritrovi svuotata, mannaggia.
I Thena sono, loro malgrado, anaffettivi.
Compensano con un’adesività imbarazzante.
S’accollano insomma, e sempre quando non vorresti.
Ti ci è voluto molto tempo per scoprire che non sono affatto tutti così.
I tuoi, però,
sono i Thena.
I Thenardier.

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto

Ci son giornate che proprio non girano per il verso giusto:
invece di santìare, gettiamo un pensiero alle vite delle sante donne e dei sant’uomini che sono trapassati remoti.

Oggi per esempio chi vuole può celebrare con me sant’Odomiro Cogliacci,
uomo di rara ignoranza coltivata con ogni cura, rissoso, antipatico e purtroppo assai puzzolente:
si lavava infatti il corpo e gli abiti solo due volte l’anno.
Egli riscattò tutte le sue mancanze quella sera di pioggia in cui per salvare la vita di un innocente perse sventuratamente la propria
sotto il rapido Genova-Brindisi,
con fermate intermedie a Trecase e Sottoilponte,
la stazioncina incriminata.

Il cagnino dell’ottuagenaria Teresina Coruzzi gli sopravvisse vent’anni.

La cara vecchietta compì quindi i 102 in serena compagnia del suo botolo.

Sant’Odomiro!

Nonostante

In ottobre il terzo carico di legna da ardere, l’ultimo, è stato sistemato con gli altri nel solito ricovero, quest’anno però privo di semipareti e semitetto. Semi, perchè non è permesso dalla Legge che siano autentiche pareti e una vera copertura. La legna da ardere d’inverno bagnata è un tale piacere, produce un senso di frustrazione così unico: perchè privarsene?
In ottobre sono arrivati anche i pezzi del ricovero per la legna da ardere, per completarlo pur se pieno di pertugi: montarli tra un tronco e l’altro, arrampicandosi e soffrendo. Un’esperienza diretta alla quale si potrebbe rinunciare: la prossima volta limitiamoci a farcela raccontare.
In ottobre hanno terminato di riparare il tetto. Così poche parole per definire un evento.
In ottobre sul lavoro ti hanno sommerso di percentuali.
In ottobre è stata installata la nuova stufa a pellet: passare dal freddo al caldo a volte è un bene.
In ottobre da queste parti l’aria profuma di legna bruciata. E la mattina presto, anche di terra umida.  In ottobre, ci sarebbe ancora sufficiente luce, la sera, per fare una passeggiata al limitar del bosco e fingere di essere cappucetto rosso. O la nonna. O il lupo, perchè no?
In ottobre, l’autunno è arrivato già da qualche giorno. Nonostante tutto il resto.