Funny Friday/17,5

So a man walks into a bar with a large box, the bar tender goes up to him and asks “whats in the box”.
The man says “I’ll show ya’ if you get me a beer.”
So of course the bar tender gets the man a beer, the man drinks it, and he pulls out a little foot tall man and he pulls out a little piano. The little man starts playing the piano!
Next the bar tender asks “Hey! thats pretty cool, where did ya’ get that?”
The man says” I’ll tell ya’ if you get me another beer.”
So the bar tender gets the man another beer, the man drinks it, and he says “I got it from a geenie and a lamp”
The bar tender says “If ya’ let me borrow that geenie and that lamp I’ll give ya’ another beer.” The man says “Oh, Okay!”
The bar tender gets the man another beer, the man drinks it, and the man gives the bar tender the lamp.
The bar tender rubs the lamp and the geenie pops out! The geenie says “Master, I grant you one wish, what is it?” The bar tender says “I wish for a million bucks!” And all of a sudden a million ducks start flying into the room.
“What the heck is this! I wished for a million bucks not a million ducks!”
And the man says “Well did you think I wished for a 12 inched pianist!”

Vite di coppie non illustri quasi esistite, per quanto/ Priscilla e Tancredi detto “Thor”

Priscilla Carozzi aveva una famiglia orribile.
Suo papà aveva testa e cuore solo per i propri affari strampalati e mostrava sincero affetto soltanto verso l’unica persona che amava davvero: se stesso. Sua mamma non era poi così male, se non fosse che aveva completamente disimparato a pensare con la sua testa, dopo il trattamento ricevuto dal marito nonchè padre di Priscilla: semplicemente non sapeva come si faceva, a dimostrare l’amore. Suo fratello era l’epitome dell’egoismo umano: non era cattivo, piuttosto il suo mondo iniziava e finiva con il benessere della sua propria persona.
Priscilla quindi era cresciuta da sola, come un albero nato in un bosco. Non che le fossero mancati il cibo nel piatto o i vestiti per coprirsi o un tetto sopra la testa, questo no: era la considerazione, quella che non aveva avuto. Ti piace questo vestito, lo vorresti indossare? Ecco una domanda che avrebbe dimostrato considerazione. Sei proprio brava a scrivere, non vorresti farne una professione? Ecco un’altra domanda notevole che Priscilla avrebbe tanto voluto che le fosse stata rivolta, a posteriori. Il guaio, pensava Priscilla, era dover imparare così tanto da sè stessi e sulla propria pelle, oppure dai libri: a volte l’esperienza si rivelava scoraggiante. Perchè una volta scoperta una verità emozionante, era troppo tardi per riviverla: il momento era passato e lei non aveva saputo reagire appropriatamente per mancanza di informazioni.
Qualcuno al quale poter parlare senza essere giudicata. Qualcuno che la ascoltasse senza lo sguardo calcolatore di chi sta già assaporando quale pezzetto di lei pretendere in cambio di una parola distratta, un sorriso anche falso, un abbraccio insincero.
Ecco, l’ascolto: un’altra mancanza fondamentale.

“C’è un errore a pagina quarantatre, quarta riga partendo dal margine inferiore, una A anzichè una O, la parola corretta è cappello” Una cappella al posto di un cappello, i poveri bambini non ne avrebbero mai colto l’ironia. Continua a leggere

Vite di coppie non illustri e neppure esistite, per quanto/Pasquale e Desiderata

Pasquale Caruggi aveva ereditato la conduzione della AgricolViaggi – Trasporti Sicuri per i Vostri Ortaggi – dai genitori. Vivissimi entrambi e serenamente dediti a godersi la pensione, gli avevano abbandonato l’aziendina di famiglia con serenità, sicuri che – assennato come aveva dimostrato di essere – avrebbe agito anche meglio di loro.
E che Pasquale ci sapesse fare, era stato evidente fin dalla scelta dei collaboratori.

Desiderata Finelli aveva un feeling verso i numeri: li amava. Tantissimo. Aveva cominciato da piccolissima contando e ricontando matite e pennarelli, quando ancora non conosceva a menadito il sistema metrico decimale. Aveva obbligato la nonna a insegnarle a contare prima ancora di vedere da vicino un banco di scuola. Diventare contabile: ecco l’obiettivo!
Lavorava all’AgricolViaggi fin da appena diplomata: aveva informatizzato lei stessa la contabilità dell’azienda, che era passata – sotto la sua guida sapiente – dai conti scritti a mano su enormi quaderni a righe ai bilanci computerizzati archiviati su hard disk.

Pasquale se la cavava alla grande come imprenditore e gli piaceva pure. Ma tra una spedizione di arance da concorso oltreoceano e un invio di primizie alla più esclusiva delle feste,
coltivava una passione segreta di cui nessuno sospettava nulla, neppure i suoi stessi genitori: quella per la fisarmonica.
Ne possedeva una che teneva nascosta in azienda, nel suo ufficio, dietro una porta che conduceva al suo privato ripostiglio, dove nessuno aveva né il motivo né il permesso per entrare.
Aveva iniziato a prendere lezioni quando era lontano da casa, per studiare economia nella grande città. Tornato al paesello, non aveva mai svelato a nessuno la propria identità segreta: il suonatore di fisarmonica. Di questo si trattava, per lui: come Superman e Clark Kent. Di giorno impeccabile business man, di notte languido fisarmonicista con un debole per Bach.

Desiderata aveva dimenticato di stampare il bilancio trimestrale. E non riusciva a prendere sonno. Continua a leggere

Vite di coppie non illustri e neppure esistite, per quanto/Prudenza e Gerardo

Prudenza Castoldi aveva sempre desiderato saper comunicare con precisione. I desideri. I sogni. Le emozioni. Ancora bambina, aveva scoperto i misteriosi sentieri della corretta comunicazione tra uomo e donna riuscendo a farsi regalare dal proprio cugino coetaneo la sua lucente macchinina rossa: senza subdola coercizione da parte di lei nè piagnucolosi pentimenti da parte di lui. Ignoriamo purtroppo metodi e circostanze, altrimenti non avremmo omesso di raccontarveli come di praticarli noi stessi senza vergogna alcuna. Circa al termine del proprio percorso di studi in psicologia della comunicazione, nel bel mezzo di una lettera che stava scrivendo per aiutare una sua compagna di corso che non riusciva a esprimere a parole quello che il suo cuore provava, aveva capito che sopra ogni altra forma di comunicazione quella che più la interessava era l’interazione tra uomo e donna con le sue misteriose incomprensioni e i clamorosi fraintendimenti. Carola, la sua compagna di corso, e il suo Filippo, ad esempio: volevano la stessa cosa ma continuavano a sbagliare il modo di comunicarsela. Ecco, era come tra due stranieri che parlassero linguaggi differenti: ci voleva un traduttore! Lavorare come volontaria alla radio della facoltà era stato un perfetto allenamento per l’avventura entusiasmante che l’attendeva di lì a qualche giorno: una vera trasmissione radiofonica, uno spazio tutto suo presso la radio locale, un’emittente regionale con una certa pretesa d’ importanza. Aveva appena trovato il nome perfetto con cui battezzare la propria trasmissione. “Traduzioni dal cuore”. Non vedeva l’ora di iniziare.

Gerardo Fartini fin da piccolissimo aveva saputo di voler fare il dj. Si era improvvisato il suo primo impianto di trasmissione usando i propri giocattoli e una tastiera a pile: i suoi genitori avevano capito che non sarebbero mai riusciti a farne un odontoiatra e si erano arresi prima ancora che la battaglia cominciasse. Dopo la scuola, da ragazzino, andava alla radio locale a spiare i professionisti. Voleva imparare. Si era comperato un piccolo registratore portatile risparmiando la propria paghetta e registrava la sua stessa voce per correggerne i difetti e le inflessioni dialettali. Voleva essere pronto. E quando gli affidarono la sua prima vera trasmissione, un programma serale di dediche e richieste, lo era. Aveva rapidamente scalato i ranghi della radio in cui lavorava, diventando uno dei conduttori di punta. Con la sua voce calda e affascinante adesso apriva le trasmissioni al mattino presto: doveva alzarsi all’alba ma gli importava fino a un certo punto. Dimenticava la levataccia non appena apriva il microfono e cominciava il suo programma. Per tre ore, dalle sei e mezza alle nove e mezza, l’etere era il suo regno. Aveva un trucco che non aveva mai svelato a nessuno: pensava alla sua donna e parlava con lei e per lei. Questo dava alle sue parole un’intimità speciale che gli aveva creato un incredibile numero di ascoltatori. Ce l’aveva fatta. Gerardo era diventato Gerry, il dj. La sola, autentica difficoltà era che la sua donna esisteva soltanto nel suo cuore e nei suoi pensieri. Continua a leggere

Funny Friday/13

In a trial, a Southern small-town prosecuting attorney called his first witness, a grandmotherly, elderly woman to the stand. He approached her and asked,  “Mrs. Jones, do you know me?”

She responded, “Why, yes, I do know you, Mr. Williams. I’ve known you since you were a boy, and frankly,
you’ve been a big disappointment to me. You lie, you cheat on your wife, and you manipulate people and talk about them behind their backs. You think you’re a big shot when you haven’t the brains to realize you’ll never
amount to anything more than a two-bit paper pusher. Yes, I know you.”

The lawyer was stunned. Not knowing what else to do, he pointed across the room and asked, “Mrs. Jones, do you know the defense attorney?”

She again replied,”Why yes, I do. I’ve known Mr. Smith since he was a youngster, too. He’s lazy, bigoted, and he has a drinking problem. He can’t build a normal relationship with anyone, and his law practice is one of the worst in the entire state. Not to mention he cheated on his wife with three different women. One of them was your wife. Yes, I know him.”

The defense attorney nearly died.

The judge asked both counselors to approach the bench and, in a very quiet voice, said,

“If either of you idiots asks her if she knows me, I’ll send you both to the electric chair.”