Vite di donne non illustri e neppure esistite, per quanto

Emazia Salassi vide la luce – si fa per dire – in una serata fredda e buia, poco prima di Natale. Il suo papà, Ermete, in qualità di medico del paesuzzo, la fece nascere con le sue mani e l’aiuto della vecchia levatrice – la buona e cara Arguzia Corelli – gentile come una spazzola per lavare ma efficiente come un trattore Landini. Gigliola Salassi, la puerpera, trovò tutta la faccenda assai dolorosa e parecchio faticosa, nonostante e malgrado tutto l’amore che il suo Ermete le dimostrò adoperandosi per far nascere la loro figlia nel modo più veloce e indolore possibile. Mentre spingeva seguendo le esortazioni di Ermete, Gigliola considerò con interesse quasi scientifico la vita semplice e serena di una figlia unica. Decise sull’ultima spinta, in contemporanea con il grido di gioia di Ermete e quello sorpreso di Emazia, che da quel giorno in poi la contraccezione non avrebbe avuto più segreti, per lei.
Emazia Salassi fissò i propri genitori con occhi dal colore incerto ma certamente enormi.
E sorrise.
Chi scrive questa vecchia storia sa – per avere vissuto già troppi anni per non saperlo, purtroppo – che i neonati non sorridono non vedono eccetera: ma per amore del racconto, deve riportare con fedeltà e rispetto quel che gli è stato narrato.

Emazia Salassi, dunque, sorrise quella sua prima notte nel mondo: e non smise più.

Fu la gioia e il sostegno della sua mamma e del suo papà.
Fece tante scelte giuste e sagge che non staremo qui a dilungarci a riportare: studiò tanto, imparò, scoperse, rise e pianse, viaggiò, piantò alberi, infranse cuori aggiustandone uno.

Perchè Emazia Salassi, nata da un grande amore in una fredda sera di dicembre, aveva un dono raro e prezioso.
Sapeva amare.

Grazie

Grazie a Iomemestessa per questo sprone.
C’erano delle regole da rispettare, stabilite per il Premio Talento Innato, che mi ero ripromessa di seguire.
Le pubblico di seguito a mia vergogna:
1) Utilizzare il logo.
Non l’ho utilizzato. Perdono.
2) Menzionare chi vi ha nominato.
Iomemestessa! http://iomemestessa.wordpress.com/
3) Nominare 10 blogger nei quali scorgete la dote del Talento
notificando loro la nomination.
Dieci, meno sette, fa tre:
http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/
http://dabogirl.wordpress.com/
http://zonerrogene.wordpress.com/
Notifica? Ehm.
4) Rispondere alle seguenti 6 domande:

1) Quando hai capito di amare la “scrittura”?
Il giorno in cui mi sono resa conto che la parola scritta racchiudeva un grande potere:
quella mattina di aprile in cui la mia (ex) amica Elena mi ha confessato – per iscritto – di aver usato le lettere che io scrivevo a lei, per conquistare il grande amore della sua vita: Massimo. Una curiosità mi è rimasta: le mie lettere esprimevano quello che lei sentiva e non riusciva a comunicare, oppure nelle mie parole ritrovava quello che lei avrebbe voluto provare?
2) Ti ispiri mai alla tua realtà?
Certo! Purtroppo?
3) Se potessi partecipare e vincere una competizione letteraria o fotografica importante, quale sarebbe?
L’Oscar! Alla miglior sceneggiatura, originale o no.
4) In cambio di una ingente somma di denaro, riusciresti a realizzare qualcosa lontanissima dalle tue corde?
Perbacco, ma certo! Ingente, però. Molto.
5) Ami sperimentare?
Solo se so come andrà a finire l’esperimento.
6) Offri qualcosa di inedito alle persone che ti seguono e credono nelle tue capacità?
Ci provo ogni giorno, ci riesco ogni tanto, non smetto di tentare.

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto/3

Ermete Salassi partì per la Grande Guerra che era un ragazzo e tornò che era un uomo,
privo però dell’ultima falange del mignolo della mano sinistra. Poco male, si fece fare un aggeggio protesico dal fabbro del paese, sull’appennino romagnolo, e si dedicò con passione alla professione paterna: il medico. Ogni tanto la protesi metallica graffiava qualcuno, provocando proteste variabili a seconda dell’età e del grado di malizia dell’offeso. O offesa.
Ermete si accorse un giorno che Gigliola, la figlia del farmacista, aveva la pelle bianca come i petali dei gigli e un sorriso che avrebbe indotto a pensieri peccaminosi anche un frate. Lui non lo era, un frate, sicchè si dedicò al corteggiamento anima, corpo e protesi. Gigliola, sedotta da tanta costanza e amorevole dedizione nonchè dal metro e ottanta di prestanza virile dell’Ermete dagli occhi verdi, capitolò ben presto. Il matrimonio fu una meraviglia, a settembre: tra la luce dell’estate morente e il profumo della terra arata. Gigliola, la prima notte di nozze, scoprì che Ermete sapeva dove mettere le mani.
Senza chiedersi dov’egli avesse imparato tanta esperta perizia, decise di godersi il risultato.
Ermete, purtroppo, soffriva di incubi notturni: ogni tanto si svegliava nel mezzo della notte gridando come un ossesso e strappando Gigliola ai propri sogni di ragazza.
Gigliola scoprì una notte che la miglior cura per il dramma di Ermete era l’amore, e si applicò con impegno assoluto a prestarla al suo bello: fu così che venne concepita Emazia.
Emazia Salassi.
E questa sarà un’altra storia.

Uno più uno

Lei è stata sveglia tutta la notte. A soffrire. Adesso è l’alba, una mattina afosa d’estate, e non ha sonno.
Anche lui è stato sveglio tutta la notte: a lavorare. E adesso che è l’alba, ricomincia: apre la radio. Quella che lei ascolta ogni giorno, per sentire lui.
Lei lo sta aspettando: spera che sia proprio lui, a cominciare alle 6; perché a volte, in agosto, qualcuno va in vacanza e non sempre i turni della radio vengono rispettati.
Sente la voce di lui che saluta gli ascoltatori, d’impulso prende il telefono e chiama.
Lui risponde, proprio lui: sarà perché è agosto e in radio a quell’ora non c’è nessuno,
sarà il Dio delle ragazze disperatamente sole.
Per tre ore lui ascolta lei che racconta, cambiando intanto i brani, programmando le pubblicità. Quando arrivano i dj delle 9, la saluta come se gli importasse davvero di lei.
E allora, lei gli scrive.
Scrivere è il suo rifugio e ci fa entrare anche lui, Lo Sconosciuto DJ che ha ascoltato tutte le parole di lei come se avesse anche un cuore, oltre a quella voce accogliente.
Lei scrive, imbusta e spedisce all’indirizzo della radio. Così lontana.
E’ il 5 agosto: tre giorni dopo lui è lì, dietro la sua porta.
Dentro il suo cuore.

Uomini di parola

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Hanno nomi di battesimo che di rado si sentono. Cole, ad esempio. 
O Cade. 
 Cale, forse?
Ti guardano con occhi “blu come l’oceano”, o “verdi come le foglie bagnate a primavera”,
oppure “azzurri come il cielo di maggio”.
O “neri e profondi come i tuoi desideri”. 
E scrutano, con questi loro sguardi penetranti, fin dentro il tuo cuore.
Scuotono al vento d’autunno le “folte chiome bionde”.
Asciugano al sole dell’estate i “lucenti capelli neri”.
Afferrano con le loro mani grandi le tue piccole e bianche.
Ti stringono tra le “forti braccia dai muscoli guizzanti”
ai propri ampi toraci  completamente glabri.
Sono “solidamente piantati su cosce robuste” in grado di sostenere tutto il tuo peso all’occorrenza. Sanno guardare dentro la tua anima.
Sanno cosa vuoi.
Da loro, da te stessa.
Si occuperanno di te alla perfezione, e da qui all’eternità.
Sono gli uomini dei romanzi rosa, creati da donne per altre donne, 
e che non esistono…solo perchè sono donne.
Ma scrivere è mestiere e serve, anche, solo, per vivere.
Perdonateci questi uomini di carta.

Sorpresa di Pasqua

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Una torma di vecchiette schiamazzanti che, fuori dalla tua porta di casa, sta per ridurre in talee la tua meravigliosa bouganvillea fiorita.
Fiorita ma di seta.
Trattasi di bouganvillea artificiale.
Anziana Comandante Generale: “Ma che bei fiori! Ma come ha fatto, con questo freddo…! Ma possiamo tagliare un rametto, due, tutti??”
Io: “Signora, è finta.”
Anziana Tenente Colonnello: “Come, finta?!”
Io: “Finta. Se me la taglia, è anche finita.”

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto /2

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Nelle fredde mattine di marzo, quando esci all’alba per andar dall’ortolano
e arrivarci prima che un’orda di vecchietti assatanati ti freghi le zucchine migliori, l’aria frizzante e la bruma ti fanno rabbrividire: e su quei brividi, il pensiero ti corre a San Tremebondo dei Migliori, quasi martire.
Pio vissuto in un secolo lontano e dimenticato, un’epoca di soprusi nella quale pochi avidi signori spadroneggiavano su di una popolazione inerme costretta a privarsi del necessario per pagare tasse inique e assurde, egli non aveva che il coraggio di essere se stesso.
Catturato per essere sottoposto a tortura, per la paura di quanto l’attendeva tremava con tale intensità da non consentire ai suoi aguzzini
neppure di legarlo alla tavola dei supplizi.
I malcapitati carcerieri persero così tanto tempo perseverando nei vani tentativi di legare Tremebondo,
che per lo sconforto decisero di convertirsi: col suo solo tremore, Tremebondo conquistò alla fede (ma quale? Boh) tre nerboruti farabutti.

Per commemorare degnamente quel sant’uomo, il 29 marzo si perde tantissimo tempo.
Anche non volendo.

Marzo. Ancora per qualche giorno

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Faccio ancora in tempo a scrivere un post, nel mese giusto e senza barare sulla data di pubblicazione.
Assaggiare un libro scaricandone l’estratto sul pad.
48 pagine su 314, non male.
Peccato che 4 siano bianche e 4 siano dedicate al titolo, al nome dell’autore, a quello della casa editrice, alla sinossi dell’argomento trattato.
Altre 8 siano riservate a quello che l’autore ha già pubblicato, corredate di copertine a colori e sunto.
Quattro pagine, dedichiamole pure ai progetti futuri dell’autore.
E fanno 20 che se ne vanno. Venti!
Ne restano 28: di vera lettura? Ma no, ingordaccia!
Ogni inizio di capitolo, ha la sua brava paginetta: “Capitolo Uno”.
In ventotto pagine, tre capitoli: sottraiamo.
25 pagine. Ma delle ultime cinque, tre sono bianche e due sono riservate al copyright.
Venti pagine soltanto, allora, di vera lettura.
Se trovo un refuso…

Vita con i Thena, breve riassunto

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I Thena assorbono un sacco.
Dopo un po’, ti ritrovi svuotata, mannaggia.
I Thena sono, loro malgrado, anaffettivi.
Compensano con un’adesività imbarazzante.
S’accollano insomma, e sempre quando non vorresti.
Ti ci è voluto molto tempo per scoprire che non sono affatto tutti così.
I tuoi, però,
sono i Thena.
I Thenardier.