Chi ha naso

L’hai messo sul fornello
acceso
e te ne sei andata
un momento,
tanto c’era tempo.
Tempo?
È uscito
prima che potessi fermarlo.
L’odore
del latte bruciato
ti ha detto del tempo,
il passato.
È bruciato.
Il latte, il tempo, il passato.
Il ricordo,
quello no,
però.

Quello che sei

Quello che fai.
Se fai il bravo te ne dò un pezzetto.
Non fare così che ti metto in castigo.
Se continui di questo passo ti picchio.
Dicono che conta il tono della voce.
Eccoti un bel biscotto per premio, che sei stato bravissimo!
Te ne dò tante, ma tante, se non la smetti subito.
Il tono della voce, quello conta, dicono.
Ma ti ricordi, che carino da piccolo?
Eh, cosa vuoi, tutti i cuccioli fan tenerezza.
Con quegli occhioni dolci!
Chi l’avrebbe detto, che sceglieva Legge!
Quello che sei.
Chi ti ama, solo per quello?

Non si vede eppure passa

Stavi pensando alla cena, a cosa preparare.
Sull’inventario del contenuto del frigo ti sei accorta del semaforo rosso.
Il rosso del pedonale non ti piace, ti costringe a fermarti, e specie di sera non ti va.
Il rosso in generale non ti piace neanche quando sei in auto, specie se da sola.
In generale il rosso non ti piace.
Non è che ti stia benissimo, con i tuoi capelli.
L’esclamazione estranea e inaspettata ti ha, nell’ordine, spaventata e sorpresa.
Più spaventata.
Vi siete guardati, tu circospetta lui sorridente, e riconosciuti nonostante il tempo.
Passato.
Presente.
Il sorriso ora condiviso, vi siete messi un po’ in disparte a far ordine ai ricordi.
Per non intralciare con tutto quel tempo riavvolto il normale corso degli attraversatori.
È pur sempre un incrocio.
Non eravate neppure a metà del rewind, quando lui ha alzato di scatto la testa (tu non sei proprio una torre, lui ti sovrasta, ora e allora) perchè qualcuno dall’altro lato della strada larghissima lo aveva chiamato, un grido squillante sul rumore incessante del traffico.
E niente, tocca salutarsi.
Scambiarsi però i contatti, per ritrovarsi, magari.
Alzi la testa, lui abbassa il volto, un bacio sulla guancia.
Le mani calde appena appoggiate, leggere leggere, sotto la tua giacca aperta.
Eppure le senti attorno alla vita mentre lo guardi allontanarsi.
Ce le ha messe perchè tu sei giovane e piena di estrogeni ancora, insinua il pensiero.
Soda, sei. Per ora.
Una sera ad un altro incrocio ti saluterà agitando la mano, e sarà lui o un altro.
Basterà aspettare.
E sarà il tempo del rimpianto.

Sonno di bellezza

Giovinetta ingenua e leggiadra, rampolla di nobile famiglia, cresciuta tuttavia in campagna in compagnia di tre zie acquisite appena svampite eppure dotate di un intuito praticamente magico, ritorna al castello avito solo per cadere in un sonno pesantissimo causa infausto incontro con maliarda in grave carenza di estrogeni ma ancora capace di incantare.
La giovinetta verrà risvegliata suo malgrado.

O miniere

Omini di altezza variabile dai novanta centimetri al metro e dieci aprono un ostello
per ragazze sole e indifese nel folto della foresta: in mancanza di avventrici e per evitare addebiti penali nonchè inchieste sgradite,
si daranno all’estrazione scavando pietre. Un giorno, loro malgrado, una fanciulla sventata ma non sdentata darà loro fama imperitura trasformandoli nei sette nani.

Grane

Ranocchione verde e un po’ muschioso, re indiscusso del suo stagno, indefesso divoratore di libellule,
indisturbato gracchiatore delle notti d’estate,
viveva tranquillo tra le canne quando una principessa zitella pensò bene di sbaciucchiarselo:
trasformatosi suo malgrado in un principe, ancora non si capacita di dover montare a cavallo.
E indossando delle stupide brache, perdipiù.

Rape

Maniaca delle extension bionda e maliarda amante delle altezze vertiginose
trovera’ pace, pane e partner non appena si appassionera’ a tenere i piedi per terra.
Taglio corto.