Ermete Salassi partì per la Grande Guerra che era un ragazzo e tornò che era un uomo,
privo però dell’ultima falange del mignolo della mano sinistra. Poco male, si fece fare un aggeggio protesico dal fabbro del paese, sull’appennino romagnolo, e si dedicò con passione alla professione paterna: il medico. Ogni tanto la protesi metallica graffiava qualcuno, provocando proteste variabili a seconda dell’età e del grado di malizia dell’offeso. O offesa.
Ermete si accorse un giorno che Gigliola, la figlia del farmacista, aveva la pelle bianca come i petali dei gigli e un sorriso che avrebbe indotto a pensieri peccaminosi anche un frate. Lui non lo era, un frate, sicchè si dedicò al corteggiamento anima, corpo e protesi. Gigliola, sedotta da tanta costanza e amorevole dedizione nonchè dal metro e ottanta di prestanza virile dell’Ermete dagli occhi verdi, capitolò ben presto. Il matrimonio fu una meraviglia, a settembre: tra la luce dell’estate morente e il profumo della terra arata. Gigliola, la prima notte di nozze, scoprì che Ermete sapeva dove mettere le mani.
Senza chiedersi dov’egli avesse imparato tanta esperta perizia, decise di godersi il risultato.
Ermete, purtroppo, soffriva di incubi notturni: ogni tanto si svegliava nel mezzo della notte gridando come un ossesso e strappando Gigliola ai propri sogni di ragazza.
Gigliola scoprì una notte che la miglior cura per il dramma di Ermete era l’amore, e si applicò con impegno assoluto a prestarla al suo bello: fu così che venne concepita Emazia.
Emazia Salassi.
E questa sarà un’altra storia.
Senza categoria
Uno più uno
Uomini di parola
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oppure “azzurri come il cielo di maggio”.
O “neri e profondi come i tuoi desideri”.
Asciugano al sole dell’estate i “lucenti capelli neri”.
Ti stringono tra le “forti braccia dai muscoli guizzanti”
ai propri ampi toraci completamente glabri.
Sono “solidamente piantati su cosce robuste” in grado di sostenere tutto il tuo peso all’occorrenza. Sanno guardare dentro la tua anima.
Sanno cosa vuoi.
Da loro, da te stessa.
Sorpresa di Pasqua
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Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto /2
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neppure di legarlo alla tavola dei supplizi.
I malcapitati carcerieri persero così tanto tempo perseverando nei vani tentativi di legare Tremebondo,
che per lo sconforto decisero di convertirsi: col suo solo tremore, Tremebondo conquistò alla fede (ma quale? Boh) tre nerboruti farabutti.
Per commemorare degnamente quel sant’uomo, il 29 marzo si perde tantissimo tempo.
Anche non volendo.
Marzo. Ancora per qualche giorno
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Vita con i Thena, breve riassunto
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Cose che possono incrinare l’equilibrio di una mattina soleggiata
La sveglia.
Suona sempre mentre sto ancora dormendo.
Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto
Ci son giornate che proprio non girano per il verso giusto:
invece di santìare, gettiamo un pensiero alle vite delle sante donne e dei sant’uomini che sono trapassati remoti.
Oggi per esempio chi vuole può celebrare con me sant’Odomiro Cogliacci,
uomo di rara ignoranza coltivata con ogni cura, rissoso, antipatico e purtroppo assai puzzolente:
si lavava infatti il corpo e gli abiti solo due volte l’anno.
Egli riscattò tutte le sue mancanze quella sera di pioggia in cui per salvare la vita di un innocente perse sventuratamente la propria
sotto il rapido Genova-Brindisi,
con fermate intermedie a Trecase e Sottoilponte,
la stazioncina incriminata.
Il cagnino dell’ottuagenaria Teresina Coruzzi gli sopravvisse vent’anni.
La cara vecchietta compì quindi i 102 in serena compagnia del suo botolo.
Sant’Odomiro!
Santo del giorno, come piatto
Oggi chi lo desidera può festeggiare con me San Guisuga,
maschio pur con la “a” in fine di parola. Come “Andrea”: maschio.
San Guisuga: frate spagnolo sfrantecato dai selvaggi, pòro, e divenuto protettore delle zanzare, dell’Avis e degli anziani.