Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto/3

Ermete Salassi partì per la Grande Guerra che era un ragazzo e tornò che era un uomo,
privo però dell’ultima falange del mignolo della mano sinistra. Poco male, si fece fare un aggeggio protesico dal fabbro del paese, sull’appennino romagnolo, e si dedicò con passione alla professione paterna: il medico. Ogni tanto la protesi metallica graffiava qualcuno, provocando proteste variabili a seconda dell’età e del grado di malizia dell’offeso. O offesa.
Ermete si accorse un giorno che Gigliola, la figlia del farmacista, aveva la pelle bianca come i petali dei gigli e un sorriso che avrebbe indotto a pensieri peccaminosi anche un frate. Lui non lo era, un frate, sicchè si dedicò al corteggiamento anima, corpo e protesi. Gigliola, sedotta da tanta costanza e amorevole dedizione nonchè dal metro e ottanta di prestanza virile dell’Ermete dagli occhi verdi, capitolò ben presto. Il matrimonio fu una meraviglia, a settembre: tra la luce dell’estate morente e il profumo della terra arata. Gigliola, la prima notte di nozze, scoprì che Ermete sapeva dove mettere le mani.
Senza chiedersi dov’egli avesse imparato tanta esperta perizia, decise di godersi il risultato.
Ermete, purtroppo, soffriva di incubi notturni: ogni tanto si svegliava nel mezzo della notte gridando come un ossesso e strappando Gigliola ai propri sogni di ragazza.
Gigliola scoprì una notte che la miglior cura per il dramma di Ermete era l’amore, e si applicò con impegno assoluto a prestarla al suo bello: fu così che venne concepita Emazia.
Emazia Salassi.
E questa sarà un’altra storia.

Uno più uno

Lei è stata sveglia tutta la notte. A soffrire. Adesso è l’alba, una mattina afosa d’estate, e non ha sonno.
Anche lui è stato sveglio tutta la notte: a lavorare. E adesso che è l’alba, ricomincia: apre la radio. Quella che lei ascolta ogni giorno, per sentire lui.
Lei lo sta aspettando: spera che sia proprio lui, a cominciare alle 6; perché a volte, in agosto, qualcuno va in vacanza e non sempre i turni della radio vengono rispettati.
Sente la voce di lui che saluta gli ascoltatori, d’impulso prende il telefono e chiama.
Lui risponde, proprio lui: sarà perché è agosto e in radio a quell’ora non c’è nessuno,
sarà il Dio delle ragazze disperatamente sole.
Per tre ore lui ascolta lei che racconta, cambiando intanto i brani, programmando le pubblicità. Quando arrivano i dj delle 9, la saluta come se gli importasse davvero di lei.
E allora, lei gli scrive.
Scrivere è il suo rifugio e ci fa entrare anche lui, Lo Sconosciuto DJ che ha ascoltato tutte le parole di lei come se avesse anche un cuore, oltre a quella voce accogliente.
Lei scrive, imbusta e spedisce all’indirizzo della radio. Così lontana.
E’ il 5 agosto: tre giorni dopo lui è lì, dietro la sua porta.
Dentro il suo cuore.

Uomini di parola

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Hanno nomi di battesimo che di rado si sentono. Cole, ad esempio. 
O Cade. 
 Cale, forse?
Ti guardano con occhi “blu come l’oceano”, o “verdi come le foglie bagnate a primavera”,
oppure “azzurri come il cielo di maggio”.
O “neri e profondi come i tuoi desideri”. 
E scrutano, con questi loro sguardi penetranti, fin dentro il tuo cuore.
Scuotono al vento d’autunno le “folte chiome bionde”.
Asciugano al sole dell’estate i “lucenti capelli neri”.
Afferrano con le loro mani grandi le tue piccole e bianche.
Ti stringono tra le “forti braccia dai muscoli guizzanti”
ai propri ampi toraci  completamente glabri.
Sono “solidamente piantati su cosce robuste” in grado di sostenere tutto il tuo peso all’occorrenza. Sanno guardare dentro la tua anima.
Sanno cosa vuoi.
Da loro, da te stessa.
Si occuperanno di te alla perfezione, e da qui all’eternità.
Sono gli uomini dei romanzi rosa, creati da donne per altre donne, 
e che non esistono…solo perchè sono donne.
Ma scrivere è mestiere e serve, anche, solo, per vivere.
Perdonateci questi uomini di carta.

Sorpresa di Pasqua

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Una torma di vecchiette schiamazzanti che, fuori dalla tua porta di casa, sta per ridurre in talee la tua meravigliosa bouganvillea fiorita.
Fiorita ma di seta.
Trattasi di bouganvillea artificiale.
Anziana Comandante Generale: “Ma che bei fiori! Ma come ha fatto, con questo freddo…! Ma possiamo tagliare un rametto, due, tutti??”
Io: “Signora, è finta.”
Anziana Tenente Colonnello: “Come, finta?!”
Io: “Finta. Se me la taglia, è anche finita.”

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto /2

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Nelle fredde mattine di marzo, quando esci all’alba per andar dall’ortolano
e arrivarci prima che un’orda di vecchietti assatanati ti freghi le zucchine migliori, l’aria frizzante e la bruma ti fanno rabbrividire: e su quei brividi, il pensiero ti corre a San Tremebondo dei Migliori, quasi martire.
Pio vissuto in un secolo lontano e dimenticato, un’epoca di soprusi nella quale pochi avidi signori spadroneggiavano su di una popolazione inerme costretta a privarsi del necessario per pagare tasse inique e assurde, egli non aveva che il coraggio di essere se stesso.
Catturato per essere sottoposto a tortura, per la paura di quanto l’attendeva tremava con tale intensità da non consentire ai suoi aguzzini
neppure di legarlo alla tavola dei supplizi.
I malcapitati carcerieri persero così tanto tempo perseverando nei vani tentativi di legare Tremebondo,
che per lo sconforto decisero di convertirsi: col suo solo tremore, Tremebondo conquistò alla fede (ma quale? Boh) tre nerboruti farabutti.

Per commemorare degnamente quel sant’uomo, il 29 marzo si perde tantissimo tempo.
Anche non volendo.

Marzo. Ancora per qualche giorno

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Faccio ancora in tempo a scrivere un post, nel mese giusto e senza barare sulla data di pubblicazione.
Assaggiare un libro scaricandone l’estratto sul pad.
48 pagine su 314, non male.
Peccato che 4 siano bianche e 4 siano dedicate al titolo, al nome dell’autore, a quello della casa editrice, alla sinossi dell’argomento trattato.
Altre 8 siano riservate a quello che l’autore ha già pubblicato, corredate di copertine a colori e sunto.
Quattro pagine, dedichiamole pure ai progetti futuri dell’autore.
E fanno 20 che se ne vanno. Venti!
Ne restano 28: di vera lettura? Ma no, ingordaccia!
Ogni inizio di capitolo, ha la sua brava paginetta: “Capitolo Uno”.
In ventotto pagine, tre capitoli: sottraiamo.
25 pagine. Ma delle ultime cinque, tre sono bianche e due sono riservate al copyright.
Venti pagine soltanto, allora, di vera lettura.
Se trovo un refuso…

Vita con i Thena, breve riassunto

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I Thena assorbono un sacco.
Dopo un po’, ti ritrovi svuotata, mannaggia.
I Thena sono, loro malgrado, anaffettivi.
Compensano con un’adesività imbarazzante.
S’accollano insomma, e sempre quando non vorresti.
Ti ci è voluto molto tempo per scoprire che non sono affatto tutti così.
I tuoi, però,
sono i Thena.
I Thenardier.

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto

Ci son giornate che proprio non girano per il verso giusto:
invece di santìare, gettiamo un pensiero alle vite delle sante donne e dei sant’uomini che sono trapassati remoti.

Oggi per esempio chi vuole può celebrare con me sant’Odomiro Cogliacci,
uomo di rara ignoranza coltivata con ogni cura, rissoso, antipatico e purtroppo assai puzzolente:
si lavava infatti il corpo e gli abiti solo due volte l’anno.
Egli riscattò tutte le sue mancanze quella sera di pioggia in cui per salvare la vita di un innocente perse sventuratamente la propria
sotto il rapido Genova-Brindisi,
con fermate intermedie a Trecase e Sottoilponte,
la stazioncina incriminata.

Il cagnino dell’ottuagenaria Teresina Coruzzi gli sopravvisse vent’anni.

La cara vecchietta compì quindi i 102 in serena compagnia del suo botolo.

Sant’Odomiro!