Funny Friday/7

One morning the husband returns after several hours of fishing and stretches out in his lawn chair to take a nap.
Although not familiar with the lake, the wife decides to take the boat out.
She motors out a short distance, anchors, and reads her book.

Along comes a Game Warden in his boat. He pulls up alongside the woman and says, ‘Good morning, Ma’am. What are you doing?’

‘Reading a book,’ she replies (thinking, ‘Isn’t that obvious?’).

‘You’re in a Restricted Fishing Area,’ he informs her.

‘I’m sorry, officer, but I’m not fishing. I’m reading.’

‘Yes, but you have all the equipment. For all I know you could start at any moment. I’ll have to take you in and write you up.’

‘If you do that, I’ll have to charge you with sexual assault,’ says the woman.

‘But I haven’t even touched you,’ says the game warden.

‘That’s true, but you have all the equipment. For all I know you could start at any moment.’

‘Have a nice day ma’am,’ he said, and then…

left.

 

Vite di coppie non illustri e neppure esistite, per quanto/1

L’erede Ponchielli, battezzato Odoacre in onore del nonno materno, si vide appioppare – al capezzale di quest’ultimo – tutta la responsabilità della conduzione della fabbrichetta di famiglia. Il Premiato Pastificio Ponchielli, fondato da Odoacre senior nella cucina della propria madre non appena tornato dalla guerra (ignoriamo, per esserci colpevolmente distratti, di quale conflitto si trattasse) era cresciuto negli anni fino ad occupare un intero palazzotto di due piani: a quello terreno impastatrici ed essiccatoi, al piano superiore uffici…e abitazione di Odoacre junior. Perchè Odoacre junior aveva infine promesso al nonno morente che mai avrebbe trascurato il PPP: ci si sarebbe anzi dedicato anima e corpo. Amen. Arrivato a quarant’anni, Odoacre junior non si era mai, mai innamorato. Certo, aveva avuto le sue cotte, sulle quali con discrezione sorvoleremo: ma non aveva mai affidato il proprio cuore e il proprio futuro ad un’altra persona. Nei suoi pensieri c’era solo il PPP. L’essiccazione dei tortiglioni. Lo spessore degli spaghettini. La ruvidezza delle tagliatelle all’uovo. Il nome giusto per il nuovo formato di pastina all’uovo, così quadrato eppure tanto irregolare.

Ortensia Benassi era diventata adulta lavorando al Premiato Pastificio. Ci era entrata come semplice segretaria all’età di 22 anni e in dodici anni di onorato servizio era diventata l’assistente personale di Odoacre. Precisa e puntuale, si occupava dell’agenda di lui con dedizione assoluta. E non solo. Gli gestiva gli appuntamenti di lavoro e gli fissava quelli dal dentista. Gli ordinava i panini per lo spuntino di mezzogiorno, attenta a che fossero gustosi ma sani. Gli rinnovava il guardaroba ad ogni cambio di stagione. Lo aspettava quando faceva molto tardi in azienda. Lo raggiungeva quando decideva di lavorare anche il sabato.
Una domenica mattina, Ortensia beveva il primo caffè della giornata nella enorme cucina della casa ereditata dalla nonna. La finestra che dava sul giardino era aperta e l’aria dell’inverno in arrivo entrava, benvenuta, dal varco tra i vetri. La mia vita è perfetta, pensò Ortensia. Possiedo una bellissima casa. Vivo da sola e faccio quello che mi pare. Decido io per me. Ho un lavoro che amo. Non mi manca proprio niente.
Tranne quello che desideri, disse una voce dentro la sua testa. Ma io non desidero altro che quello che già ho, rispose Ortensia alla nonna. Perchè la voce le era sembrata proprio la sua. Questo non è del tutto vero, continuò la nonna. Io lo so e tu lo sai. E sparì.
In effetti, c’era qualcosa che Ortensia voleva intensamente. Meglio: qualcuno.
Le braccia muscolose di Odoacre che la stringessero forte. La bocca di Odoacre sulla propria. Il cuore di Odoacre, in senso figurato, e il corpo di Odoacre in tutti i sensi.
Il suono del cellulare interruppe i pensieri improvvisamente consapevoli di Ortensia. “Potresti raggiungermi in azienda?” disse, appunto, Odoacre. “Per favore, ti prego.” E riagganciò.
Ortensia combattè brevemente una battaglia persa in partenza contro la propria stessa indignazione: la curiosità aveva già vinto.
Scovò subito Odoacre nel loro ufficio condiviso. Affacciato alla finestra spalancata, la sentì entrare e la salutò senza voltarsi. “Grazie di essere qui. Ieri sera ero a una cena di famiglia, sai? Mio fratello e sua moglie volevano annunciare a tutti noi riuniti che lei è incinta. Al dolce, mio fratello si è alzato, ha preso per mano la sua mogliettina e ha proclamato tutto fiero che tra qualche mese mamma e papà sarebbero diventati nonni e io, zio. E io mi sono subito girato verso di te per…naturalmente tu non eri là con me” disse Odoacre voltandosi verso di lei. “Se tu ci fossi stata, ti avrei abbracciata” disse lui, facendolo. “Ti avrei chiesto quando sarebbe toccato a noi l’annuncio” le mormorò all’orecchio. “Ma se non siamo neanche fidanzati!” esclamò Ortensia indietreggiando. Lo spazio improvviso tra di loro vide Odoacre piegato su un ginocchio tirar fuori di tasca una scatolina blu, aprirla e chiederle, offrendole l’anello: “Sposami.” Tipico di Odoacre.
Mentre esclamava “Sì!” Ortensia sentì la nonna ridere. E la propria voce aggiungere, fermissima: “A una condizione.” Odoacre la fissava, in attesa. “Tu ti trasferirai a casa mia e vivremo lì.”
“Ovvio” le rispose lui.
“Mica possiamo metter su famiglia sopra il PPP.”

Funny Friday/6

There was a zebra who had lived her entire life in a zoo and was getting on in age so the zoo keeper decided as a treat that she could spend her final years in bliss on a farm. The zebra was so excited, she got to see this huge space with green grass and hills and trees and all these strange animals. She saw a big fat weird looking brown thing and ran up to it all excited, “Hi, I’m a zebra! What are you?”

“I’m a cow.”

“What do you do?”

“I make milk for the farmer.”

“Cool.” The zebra then saw this funny looking little white thing and ran over to it. “Hi, I’m a zebra. What are you?”

“I’m a chicken.”

“What do you do?”

“I make eggs for the farmer.”

“Right, great, see ya round.” Then the zebra saw this very handsome beast that looked almost exactly like her without the stripes. She ran over to it and said, “Hi, I’m a zebra. What are you?”

“I am a Stallion,” said the stallion.

“Wow,” said the zebra. “What do you do?”

“Take off your pajamas, darlin’, and I’ll show you.”

Funny Friday/5

The fine art of delivering bad news to your husband:

With a very  seductive voice, a wife asked her husband, “Have you ever seen twenty  dollars all crumpled up?”

“No,” her husband said.

She gave him a sexy little smile, unbuttoned the top three buttons of her blouse and slowly reached down in her cleavage, created by a soft, silky push-up bra, and pulled out a crumpled twenty dollar bill.

He took the crumpled twenty dollar bill from her and smiled approvingly.

Then she asked, “Have you ever seen fifty dollars all crumpled up?”

“No I haven’t,” he said with an anxious tone.

She gave him another sexy little smile, pulled up her skirt, seductively reached into her tight sheer panties and pulled out a crumpled fifty dollar bill.

He took the crumpled fifty dollar bill and started breathing a little quicker with anticipation.

“Now,” she cooed, “Have you ever seen 50,000 dollars all crumpled up?”

“No way,” he said, becoming even more aroused.

“Go look in the garage.”

Funny Friday/4

Non ricordo più chi mi abbia inviato la storia che segue. Desidero però condividerla con i miei quattro lettori, perciò non posso che ringraziare ammirata e restare a disposizione.

Torino, esterno pomeriggio, quasi crepuscolo.
Due anziani signori, alla guida ognuno della propria vetusta automobile, hanno la sventura, o ventura,
di incorrere in un tamponamento. Eccone la cronaca.

Ye olde inhabitants of Turin, Lesson number 3: “the car crash” (”I to’ vec monsü” lesiun 3: “la bôta”)

Sbum!
“Ma t’è fol? Va’ che travaj!”
“Sun sta pa mi”
“T’a m’an pij anca par al cü ‘des?”
“Fate uis, piciu”

Tutto ciò nel pensiero. Quanto s’infutura negli atti è:

Sbum!
“Perdiana! S’è fatto male?”
“No, e lei?”
“Ah, con questa nebbia dal Po, il pavé è traditore…”
“Assolutamente, anche io, pur andando regolarmente ad una velocità inferiore ai 24 chilometri orari, devo aver ecceduto nella repentinità premendo il pedale del freno perché vede, calcolando la temporizzazione che intercorre tra verde e rosso, temevo il semaforo fosse prossimo a divenire giallo e così…”
“Ma perché non ne parliamo al caldo in un bar? Mi permetta di offrirle un caffè e un gianduiotto! Un bicerin!”
“Ma ben gentile! Mi lasci solo prendere il modulo di constatazione amichevole e…”
“Ah questi semafori… meno male che li stanno sostituendo con rotatorie alla francese!”

Funny Friday/3

An old man in Phoenix calls his son in New York and says, “I hate to ruin your day, but I have to tell you that your mother and I are divorcing; forty-five years of misery is enough.”

“Pop, what are you talking about,” the son screams.

“We can’t stand the sight of each other any longer,” the old man said. “We’re sick and tired of each other, and I’m sick of talking about this, so you call your sister in Chicago and tell her.” And he hangs up.

Frantic, the son calls his sister, who explodes on the phone, “Like heck they’re getting a divorce,” she shouts. “I’ll take care of this.” She calls Phoenix immediately, and screams at the old man, “You are NOT getting divorced! Don’t do a single thing until I get there. I’m calling my brother back and we’ll both be there tomorrow. Until then don’t do a thing, DO YOU HEAR ME?” And she hangs up.

The old man hangs up his phone and turns to his wife.

“Okay,” he says, “They’re coming for Thanksgiving and paying their own way!!”

Thanks, LJ.

Funny Friday/2

Proudly showing off his new apartment to a couple of his friends late one night, the drunk led the way to his bedroom where there was a big brass gong.

“What’s that big brass gong for?” one of the guests asked.

“It’s not a gong. It’s a talking clock,” the drunk replied.

“A talking clock? Seriously?” asked his astonished friend.

“Yup,” replied the drunk.

“How’s it work?” the second guest asked, squinting at it.

“Watch,” the man said. He picked up a hammer, gave it an ear shattering pound and stepped back.

The three stood looking at one another for a moment. Suddenly, someone on the other side of the wall screamed,”You friggin’ IDIOT!…it’s ten past three in the morning!”

Thanks, LJ!

Fun Friday/1

A blonde walks into a bank in New York City and asks for the Loan officer.
She says she’s going to Europe on business for two weeks and needs to borrow $5,000.

The bank officer says the bank will need some kind of security for the loan, so the blonde hands over the keys to a new Mercedes Benz.

The car is parked on the street in front of the bank, she has the title and everything checks out. The bank agrees to accept the car collateral for the loan.

The bank’s president and its officers all enjoy a good laugh at the blond for using a $110,000 Benz as collateral against a $5,000 loan.

An employee of the bank then proceeds to drive the Benz into the bank’s underground garage and parks it there. Two weeks later, the blonde returns, repays the $5,000 and the interest, which comes to $15.41.

The loan officer says, “Miss, we are very happy to have had your business, and this transaction has worked out very nicely, but we are a little puzzled. While you were away, we checked you out and found that you are a multimillionaire. So, why would you bother to borrow $5,000?”

The blonde replies, “Where else in New York City can I park my car for two weeks for only $15.41 and expect it to be there when I return?”

Aha. Finally, a smart blonde joke. Thanks, LJ!

Vite di uomini non illustri e neppure esistiti, per quanto/5

Odonto Leone non aveva mai avuto neanche la possibilità di perdonare i propri sventurati genitori. Perchè erano morti entrambi quando lui non era che un bambino. Neppure i nonni avevano potuto far fronte alle sue legittime perplessità. La ri_lettura del testamento del padre, alla quale aveva obbligato – raggiunta la maggiore età – il vecchio notaio Carolli, non aveva risolto nulla. Odonto. Ma che razza di nome col quale battezzare un neonato! Dopo un’infanzia terribile – il momento dell’appello in classe era talmente odioso che Odonto procurava di arrivare a scuola puntualmente in ritardo, accumulando una serie interminabile di richiami – e un’adolescenza passata più che altro in palestra ad imparare a tirar pugni che facessero effetto, e subito, Odonto si era fidanzato con l’unica che non gli avesse chiesto sogghignando un appuntamento per la pulizia dei denti. Ma non era durata, la storia: come un’otturazione in amalgama, si era ossidata subito.

Aveva studiato per diventare medico, Odonto, ma – per una ragione o per l’altra che ignoriamo per l’omissione di dettagli fondamentali – aveva invece finito per scegliere di seppellirsi nella piccola stazione ferroviaria del paese, dove era capostazione e tutto il resto, dato che non c’era che lui al quale chiedere biglietti, informazioni e orari. Il mestiere gli lasciava tutto il tempo necessario a dedicarsi anima mente e denti alla sua passione: recitare. Fingere di essere qualcun altro per dimenticare la propria odontità. La filodrammatica del paese sotto la sua guida aveva cambiato faccia: lui aveva selezionato gli attori e le attrici, scelto i copioni, adattato i dialoghi, trovato un pittore in gamba per allestire le scenografie. Ogni fine del mese, però, bisognava mettere in scena uno spettacolo nuovo. Odonto obbligava maestre e infermieri, panettieri e contadine, parrucchiere e commessi a provare e riprovare le proprie battute, ovunque: sull’autobus diretto a scuola, sotto il casco per la messimpiega, davanti al forno in attesa della perfetta cottura dei biscotti. Una maestra fu sopresa a dettare il Sogno di Una Notte di Mezza Estate agli scolari di terza. Nessuno poteva sfuggire alla furia creativa di Odonto: lui cercava la perfezione. Una sera di novembre, mentre la nebbia saliva dal fiume e trasformava i rami degli alberi in fantasmi, la porta del teatrino della scuola si aprì con un cigolio, reso più inquietante dal fatto che si stesse provando Il Fantasma dell’Opera. Tutti si voltarono verso l’ingresso. Il cappuccio fradicio di umidità scendendo liberò i riccioli biondi del medico del paese, la dottoressa Mella: aveva sostituito il vecchio dottor Diletto che era andato finalmente in pensione, salvando la vita a un sacco di gente. Terno! pensò Odonto riconoscendola: perchè gli altri due medici condotti erano già lì a esercitarsi. Afferrato un copione (fotocopie gentilmente offerte dalla Cartoleria La Matitona) la dottoressa Mella – “solo il cognome, per favore” – si immerse nella lettura. Odonto le diede la battuta. E lei rispose. Nel libero adattamento di Odonto del Fantasma ad un sublime finale che vedeva il trionfo dell’amore, le labbra di Erik/Raoul/Odonto incontravano finalmente quelle di Christine/Mella. E quando si staccarono in cerca d’aria, il teatrino era vuoto. Davanti a un rosso frizzante nell’unica osteria del paese ancora aperta a quell’ora, Odonto raccontò gran parte della propria vita alla dottoressa e ai suoi occhi color cioccolato. Si fermò per decenza appena gli sbadigli dell’oste si fecero sonori. Sull’uscio, afferrandole possessivamente la mano, Odonto le sussurrò sorridendo: “Non so neppure il tuo nome. Devi proprio dirmelo, almeno per scriverlo sulla locandina dello spettacolo. Avanti, non sarà mai peggio del mio.” Le fossette sulle guance della dottoressa Mella erano più deliziose e invitanti che mai. “Peggio, magari no. Uguale invece sì…visto che mi hanno battezzato Iatra.”